Oryx and Crake, la miglior distopia del XXI sec

Oryx and Crake

Questo romanzo della Atwood del 2003 è un vero capolavoro, sebbene da noi abbia avuto molta meno eco del “Racconto dell’ancella”: forse perché il tema non è così scottantemente politico. È anche mancata la spinta di una serie televisiva di successo, tuttavia nei paesi anglosassoni questo romanzo ha avuto molto successo; e non è detto che una serie lo aumenterebbe. Perché?
Perché “non” è un romanzo “che sembra un film”, per fortuna. Siamo in pieno genere catastrofico: seguiamo le pigre giornate dell’ “Ultimo degli uomini” (così il titolo italiano), che vive su una spiaggia californiana. Non ha grossi problemi di sopravvivenza: non aspettatevi un romanzo stile “The road” di McCarthy. Purchè si ricordi di mettere la crema solare (gli ultravioletti picchiano duro, ora che l’atmosfera è stata alterata; e lui è detto “l’Uomo delle Nevi”, anche per la pelle chiara), supermercati da saccheggiare non mancano. Basta ricordare di non fidarsi dei “wolvogs” (wolf+dog), incroci che astutamente fanno moine come cuccioli di cani per poi scatenare la ferocia del lupo sull’ingenuo passante. Sì, perché sono questi due i temi portanti del romanzo: uno è l’ingegneria genetica degenere, l’altro un uso creativo, divertito, ironico del linguaggio.
Abilissima la struttura del romanzo: tre narrazioni su due piani temporali, il presente dell’Uomo delle Nevi sopravvissuto alla catastrofe e il passato dei suoi ricordi (è un narratore tutt’altro che affidabile, come vedremo), dove rivive la sua amicizia adolescenziale con l’amico Crake, a sua volta intrecciata con la relazione tra il giovane Jimmy (non ancora Uomo delle Nevi) e Oryx.
Ma il passato non è, come di solito accade con questa struttura narrativa, un presente simile al nostro che poco per volta spiega come si è arrivati al disastro del presente narrativo. No: il passato del racconto è già un futuro distopico; serve attenzione per capire come si è arrivati alla vera e propria catastrofe. Questo “futuro anteriore” ci viene svelato un po’ alla volta: una società dominata da multinazionali farmaceutiche e di industria genetica, il cui personale, per lo più ricercatori e dirigenti, vive in Compounds, cittadelle murate protette dall’onnipresente CorpSeCorps (“Corporate Security Corps”), una milizia privata globale, e collegate tra loro da treni-proiettile. Chi è un po’ meno benestante può cavarsela nei Modules. La gente comune vive nelle “pleeblands” (terre plebee?), quartieri popolari flagellati da delinquenza e malattie.
L’Uomo delle Nevi era allora Jimmy, un ragazzino figlio di un genetista e di una madre apparentemente anaffettiva, che in realtà medita di darsi alla latitanza per combattere questo sistema: esistono organizzazioni di protesta, come i Giardinieri di Dio, ma la madre passa in clandestinità come una vera ecoterrorista. Jimmy si rifugia nell’amicizia con Glenn, piccolo genio della genetica, il cui padre è morto da poco in un oscuro incidente d’auto; la madre si è risposata con un dirigente della stessa multinazionale, ma Glenn sospetta che entrambi abbiano avuto un ruolo nella morte del padre, che aveva forse scoperto un torbido segreto aziendale. Nasce una bellissima amicizia tra i due ragazzi: Jimmy più socievole e piacente (mi immagino l’Uomo delle Nevi come un Brad Pitt un po’ sfatto), Glenn genio sorprendente e carismatico (mi evoca fortemente Sheldon di “Big Bang Theory”); insieme condividono le “tipiche” esperienze adolescenziali: le prime ragazze, il videogioco compulsivo (geniale “Blood and roses”, dove uno dei giocatori incarna il bene del’umanità e accumula opere d’arte, l’altro ne esegue gli orrori: persecuzioni, genocidii.. chi prevale?), film porno, “snuff movies” dove vengono uccisi animali o giustiziati esseri umani.. in una scena di un film lo sguardo di una bambina coinvolta insieme ad altre in un gioco erotico trafigge Jimmy, che non la dimenticherà mai: è la rivelazione che nomostante tutto il nostro Jimmy è profondamente etico. I due scoprono anche la biologia, giocando a Extinctathon, “la maratona dell’estinzione”: gara a chi conosce i dettagli di animali estinti, gestita da MaddAddams, misterioso collettivo di biologi che dà il nome alla trilogia di romanzi. È qui che Glenn ottiene il soprannome di “Crake”, dal “red-necked crake”, in italiano la schiribilla, raro uccello di palude; dato che appartiene alla famiglia dei rallidi (come le gallinelle d’acqua e le fòlaghe), potremmo più eufonicamente tradurre “Rallo”.
Seguirà una separazione, quando il genio di Crake gli ottiene una borsa di studio nella prestigiosa università Watson-Crick dedita alla biologia, mentre Jimmy (che purtroppo non è “persona da numeri” ma una misera “persona da parole”) viene accolto in una negletta università umanistica, la “Scuola Martha Graham” (come la grande danzatrice). Trascinerà una vita universitaria demotivata, arricchendo il suo vocabolario per prepararsi a un futuro da copywriter; nel frattempo facendo da stallone o toy boy per tutte le donne disponibili, perché non riesce più ad avere sentimenti veri, come si legge (in controluce) nei suoi ricordi.
Finchè, la svolta nella sua vita: laureato, ha iniziato a lavorare come copy per vendere trattamenti della pelle, quando ricompare Crake e lo trascina nel suo mondo dorato, uno dei centri di ricerca più avanzati al mondo: stanno per lanciare BlyssPluss, GioiaPiù, una pillola che risolverà in un colpo molti problemi dell’umanità; Jimmy sarà incaricato del marketing. Crake gestisce in proprio un Compound dentro il Compound, “Paradice” (Paradiso e.. dadi?).
Le sorprese, nel magico mondo di Crake, sono infinite: la maggiore è Oryx, apparentemente proprio la ragazzina vista più di dieci anni prima in un film porno, che per qualche motivo nessuno dei due aveva mai dimenticato. Chi è Oryx? Di lei non sapremo nemmeno il nome, solo il soprannome (anche a lei viene attribuito il nome di una specie estinta: appunto l’òrice), né sapremo mai se era davvero la ragazzina di quel film, o quell’altra ragazza scoperta qualche anno dopo prigioniera in un garage di Los Angeles (anche lì Jimmy, ossessionato, aveva creduto di riconoscerla). Lei apparentemente racconta tutto di sé: nata nella profonda campagna di un paese del sud-est asiatico, sua madre la vendette a un trafficante che la portò in una grande città a svolgere servizi vari, apparentemente non sessuali.. è il trionfo di un ulteriore livello di narratore inaffidabile (i racconti ambigui di lei filtrati dai ricordi confusi di Jimmy), eppure ne risulta un personaggio assolutamente affascinante, una sorta di incantevole dèa dell’amore che saprebbe rendere attraente qualunque (eventuale) depravazione e uscirne più candida di prima. Ogni volta che Jimmy, gelosissimo del passato di lei e indignato, sembra poter tirare il fiato (“allora facevate sesso per finta!”), lei rilancia “ma Jimmy.. il sesso è sempre vero!” (e chissà se intende in senso spirituale o concreto). Né Jimmy saprà mai che rapporti lei abbia con Crake, oltre che con lui..
Non è il caso di rivelare troppo; va detto però che Crake porta avanti anche un altro progetto supersegreto: la creazione di un’umanità “migliorata e modificata”, i “Crakers” (se il “crake” è un rallo, potremmo tradurre “i ràllidi”): sorta di umanità bambina, con odore della pelle che respinge le zanzare e mille altre migliorie (interessanti quelle relative alla sessualità!). Una specie di Dottor Moreau alla rovescia, dove l’umanità viene risospinta a un livello quasi animale.
E saranno solo i “ràllidi” a condividere il mondo nuovo post-catastrofe con l’Uomo delle Nevi: a lui il compito, prima di portarli alla salvezza fuori dal laboratorio durante la catastrofe, poi di educarli, di inventre per loro una mitologia che spieghi l’Universo, dove Oryx e Crake saranno i demiurghi..
Ma anche il nostro Robinson incontrerà l’impronta di un Venerdì: e su questa nota di incertezza, si chiude il primo volume della trilogia di MaddAddams.
La Atwood è un’autrice troppo brillante per calcare la mano sugli aspetti orrorifici del dopo-catastrofe, già sfruttati abilmente dai maestri del genere: da “Io sono leggenda” di Matheson e “Il grande silenzio” di Tucker in poi. Ce li lascia intuire, quando nel corso della sua spedizione nell’entroterra l’Uomo delle Nevi osserva, un po’ straniato, gli oggetti abbandonati dall’umanità in fuga: una valigia con effetti personali familiari sparpagliati in un campo; una guardia a uno degli accessi di un Compound farmaceutici, decapitata; automobili e persino motociclette e biciclette abbandonate lungo un’autostrada, dove una fuga disperata si è trasformata in lotta di tutti contro tutti.. ma il tutto sempre visto con una straniata leggerezza.
Dicevamo del linguaggio: lo stile è uno scoppiettio continuo di ironia e di umorismo, un piacere per il lettore (e una bella complicazione per il traduttore!): forse per questo la denuncia di un mondo asservito a multinazionali della genetica sarà più efficace.
Il piacere delle parole ne è uno degli aspetti. Nell’orrendo zoo che la manipolazione del DNA ha scatenato sulla Terra, conosceremo i “pigoons” (enormi maiali dagli organi multipli, da prelevare per trapianti: una volta inselvatichiti si riveleranno intelligenti e crudeli); lo “snat” (snake+rat), ratto dalla coda e incisivi di serpente velenoso; la “spoat/gider” (spider+goat), capra-ragno che emette dalle mammelle filamenti di fibra ad altissima tensilità insieme al latte; il “rakunk” (raccoon+skunk); i “wolvogs”, i “bobkittens”, versioni in miniatura e teoricamente innocue dei “bobcats”, le linci rosse..
I nomi delle multinazionali e dei loro prodotti sono uj fuoco d’artificio: la Atwood si è divertita a inventare nomi come HelthWyzer, che mescola Pfizer e Wyeth, Anooyoo cioè “A new you”, NooSkins cioè “NewSkins”, RejoovenEsense cioè “Essenza di Ringiovanimento”..; sono poi uno spasso le liste di parole insolite che l’Uomo delle Nevi ripete a se stesso per tenersi intellettualmente vivo, anzi spesso, magari mentre fruga in un mucchio di rifiuti, sente nella testa voci che gli leggono i manuali commerciali o motivazionali di una volta.. anche da questa miscela di linguaggi (seriosamente commerciale o scientifico, ironicamente psicologico..) nasce il fascino del libro.

L'ultimo degli uomini

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