19/11/2022: lo Spazio Tadini

Sono cresciuto occhieggiando qua e là le opere di Emilio Tadini, per lo più sulle pagine del Corriere della Sera: queste brillanti favole colorate, dal significato sfuggente ma ammalianti nei loro colori smaglianti, mi evocavano un’avanguardia ardita ma amichevole e comprensibile, come quella di Enrico Baj.

Appena saputo dell’esistenza dello Spazio Tadini, ho iniziato quindi a puntare a un’occasione per visitarlo; non prima di essermi assicurato l’appoggio logistico di due lambratesi doc come Laura e Stefano.

Lo Studio si trova in via Jommelli, tra Città Studi e Casoretto, equidistante dalle metrò Loreto, Piola e Lambrate; è un angolo di Lambrate che riporta al dopoguerra e anche prima, con il fascino di vie e traverse raccolte, come via Falloppio. Lo Spazio stesso è adiacente alla Chiesa Armena (che meriterà un post tutto suo), e non evidente perché ospitato in una palazzina dall’antica insegna “ Casa Editrice Marucelli”.

L’arcano è presto svelato: il padre del pittore era socio di questa casa editrice dedicata a manuali pratici e di agricoltura, che poi rilevò; il piano terra della palazzina era la tipografia, e tuttora ospita reperti dell’epoca e anche più antichi: da caratteri in piombo a un premiato torchio che contribuì a stampare l’edizione “quarantana” dei Promessi Sposi.

Una tavola educativa della Casa Editrice Marucelli

Oggi vi abitano il figlio del pittore, che incontriamo di sfuggita, e famiglia: è infatti la nuora, Melina Scalise, a guidarci con attenzione e competenza nel labirinto del pensiero e delle opere di Tadini, nonchè dell’arte contemporanea in generale.

La nostra guida e padrona di casa

Siamo stati fortunati: al piano terra è in corso anche una mostra temporanea, “Tadini&Co”, che raccoglie opere dei compagni di strada nel dopoguerra artistico. Non era facile difendere l’arte figurativa dall’accusa di passatismo reazionario quando il progresso artistico e ideologico sembrava coincidere con l’astrattismo e l’informale di Vedova, ecc.; ma insieme a Enrico Baj, Mimmo Paladino, Alik Cavaliere, Tullio Pericoli ed altri, Tadino riuscì ad aprirsi una via figurativa. Di ognuno di loro è esposta almeno un’opera; non mancano esponenti della pop art come il britannico Richard Hamilton e il concettuale Beuys; è presente anche Guttuso, ideologicamente progressista ma (o forse per questo) stilisticamente legato al “realismo socialista” di matrice sovietica (ma qui rappresentato anche da un bel nudo).

È nell’ampio spazio al piano di sopra che si ha la possibilità di ammirare una serie di grandi opere di Tadini, appartenenti ai cicli delle Città, delle Case, delle Favole; a volte in uno stile più rarefatto:

più spesso, grandi quadri e trittici che incantano per le cromie e i personaggi:

ma di cui Scalise ci rivela il simbolismo celato negli anagrammi e nelle numerologie presenti, nei riferimenti a Freud, Lacan e Deleuze.. ma davvero è bene lasciar parlare i quadri, e approfondire solo dopo i criptici riferimenti, come quelli alla Madonna del Parto di Piero della Francesca in questo trittico:

Lo Spazio espone anche oggetti diversi dai dipinti: come taccuini presi durante i viaggi, libri dedicati all’artista e anche suoi saggi e romanzi (iniziò effettivamente come scrittore), foto e appunti sulla sua amata bicicletta..

a proposito di bicicletta

Completa l’esposizione una scelta di foto del figlio Francesco: una serie di immagini scattate a Milano ma rielaborate artisticamente:

Le visite sono normalmente al sabato; su prenotazione anche la domenica; è bene tenere d’occhio il sito, perché possono venire organizzate altre mostre in contemporanea, oppure visite serali “a lume di candela”.

Per concludere, uno Spazio che andrebbe senz’altro valorizzato dal Comune di Milano, che già propone un circuito di “case d’arte”.

Per qualunque approfondimento, vi invito a visitare il ricco sito dello Spazio:

Una sorpresa a Brera: la mostra di Piranesi alla Braidense

Spesso sui social network compaiono foto di meravigliose antiche biblioteche da tutto il mondo: da Oporto, dalla Scozia una dove hanno girato Harry Potter, addirittura da Buenos Aires la Ateneo.. tutte bellissime, ma sappiamo di averne dietro casa una delle più belle?

La Biblioteca Braidense non è antichissima: come tutto il complesso di Brera (ricordiamolo: Accademia, Pinacoteca, Specola, Giardino Botanico…), fu risistemato dall’imperatrice Maria Teresa, dopo la cacciata dell’ordine dei Gesuiti. Tuttavia, guardate che splendore!

Questo è solo uno dei locali, ed è adibito a mostre: è quindi possibile visitare questa istituzione senza essere fermati dalla sorveglianza, arcigna come è necessario e anche un po’ di più 🙂

E l’attuale mostra è davvero da non perdere per gli amanti di storia e arte: un’esposizione di incisioni, stampe, libri, oggetti pertinenti alla vita di Giambattista Piranesi, il grande incisore settecentesco delle rovine di Roma, Pompei, Paestum (tutte località allora in corso di scavo) e al tempo stesso degli inquietanti capricci architettonici delle Carceri.

Una mostra di raffinatezza e completezza da non perdere, con gioielli come le grandi incisioni della mappa della Roma imperiale o della Colonna Traiana.

Attenzione solo agli orari, un po’ limitati, e alla necessità di prenotarsi in anticipo qui:

https://booking.bibliotecabraidense.org/it/login

La mappa di Roma antica
Lapides Capitolini: una descrizione visiva di importanti iscrizioni
gli scavi di Pompei erano una novità
e anche a Paestum gli scavi erano appena iniziati
questa e le due seguenti sono inquietanti Carceri
l’incisione in un’unica immagine della Colonna Traiana; vicino, costumi settecenteschi dal Museo della Scala, realizzati da Franca Squarciapino per opere di Mozart
Vedute di Roma: i Fori Imperiali allora erano Campo Vaccino, immaginate perchè..
Vedute di Roma: il Campidoglio e l’Aracoeli
uscendo dalla Biblioteca, una sorpresa: la lapide originale della sepolturadel Parini, qui trasferita dopo che nel 1921 il cimitero della Mojazza fu smantellato per aprire piazzale Lagosta